In caso di rinvenimento di
animali
domestici in difficoltà, è possibile rivolgersi all'ENPA
(0341/283082) per la zona di Lecco o all'ASL di Lecco (Servizio
Veterinario 0341/482763, oppure, per animali vaganti feriti,
0341/829111).
Ma per gli
animali
selvatici? A chi non è mai capitato di trovare un animale selvatico
in difficoltà? Un riccio, un uccellino... A causa dei molti aspetti peculiari
che coinvolgono le specie selvatiche, il ricorso al veterinario di animali
domestici è spesso poco proficuo. Proprio perché "selvatici", quasi
sempre uniscono paura e sgomento per la presenza "umana", spesso
sfociando in manifestazioni aggressive e complicando così ogni nostro
intervento in loro aiuto. E altrettanto spesso, pur mossi dalla migliore
volontà, interveniamo inutilmente o applicando metodologie di intervento e cura
errate, causando la morte dell'animale, o forse peggio, la sua impossibilità a
tornare libero. Questo è infatti il primo comandamento
per chi trova un animale selvatico in difficoltà: soccorrerlo e
curarlo al fine di donargli nuovamente la libertà. Un comandamento che se
disatteso non solo nuoce agli equilibri naturali e al benessere dell'animale
"salvato" ma può determinare effetti legali anche seri, in quanto
esistono ben precise leggi nazionali e regionali, che regolamentano o vietano la
detenzione di fauna selvatica.
Due aspetti in particolare è
importante conoscere, riguardo le norme che si collegano all'attività di
soccorso in natura: il divieto di detenere fauna
protetta e il divieto di raccogliere uova o
pulcini dai nidi.
Per evitare abusi e regolare il
traffico a scopo commerciale, la legislazione deve essere molto rigida. Per gli
stessi motivi l'abbattimento umanitario di animali selvatici irrecuperabili o
gravemente feriti, ad opera di un privato cittadino, è formalmente equiparabile
alla sua uccisione in natura. Così non è consentita
una prolungata detenzione di animali irrecuperabili e che, malgrado
il soccorso, non possono ricuperare la libertà.
è
invece accettabile una detenzione con evidenti fini di soccorso e successiva
liberazione, ma è in ogni caso opportuno richiedere l'autorizzazione,
rivolgendosi all'Ufficio Caccia e Pesca
della competente Amministrazione Provinciale (per la zona di Lecco: in orario
d'ufficio 0341/295258, oppure, contattare il
Servizio di Reperibilità, fuori orario d'ufficio, allo 0341/282180) o presso il più vicino comando del Corpo Forestale dello
Stato.
E' anche possibile fare riferimento ai CRAS
WWF (Centri di Recupero Animali
Selvatici), che provvedono alla raccolta, al recupero e alla riabilitazione
degli animali selvatici feriti: ogni anno alcune centinaia di animali, in
particolare uccelli e piccoli mammiferi, arrivano nei CRAS lombardi dove il
personale del Centro e i veterinari provvedono alle cure. Gli animali
completamente recuperati vengono rilasciati in natura. Durante la stagione
venatoria agli animali feriti dalle auto o da cause accidentali si aggiungono
quelli feriti dai cacciatori.
Per info: CRAS WWF oasi
di Valpredina BG - tel. 035956140, oppure CRAS WWF
di Castelleone CR - tel 0374 57914
Può capitare di imbattersi in
un nido di uccello, soprattutto di quelle specie che ne costruiscono a terra o
su arbusti bassi, con una o più uova, e pensare che si tratti di uova
"abbandonate" , perché in quel momento non vi sono gli adulti nelle
vicinanze, o perché al tatto risultano assolutamente fredde. Bisogna
assolutamente evitare di prelevarle; infatti molte specie iniziano a incubare le
uova solo dopo averne deposte un certo numero. Inoltre prelevare le uova implica
avviare un'incubazione artificiale e la conseguente cura dei pulcini, che
risulta estremamente complessa.
Esistono poi specie che
intenzionalmente depongono le uova a terra e senza costruire veri e propri nidi,
dando l'impressione di essere veramente abbandonate.
è
il caso di piccoli trampolieri come il Fratino e il Corriere piccolo, oppure
sterne come il Fraticello e la Sterna comune, su spiagge e greti di torrenti,
come anche il Succiacapre, tra la lettiera del bosco.
Gli uccelli, e soprattutto i
nidiacei, sono i casi più frequenti di ritrovamento di animali selvatici in
difficoltà.
In
primavera, durante una passeggiata nel bosco, ma anche nel giardino di casa, o
sul marciapiede, può capitare a chiunque di trovare un nidiaceo (un piccolo di uccello). Il nostro istinto ci induce a
raccogliere il piccolo e portarlo a casa per "allevarlo". Questo atteggiamento,
peraltro lodevole in quanto dimostra sensibilità nei confronti della natura, non
sempre si rivela il migliore per la salute del nidiaceo.
Gran
parte dei nidiacei abbandona spontaneamente il nido (merli, passeri, civette…)
quando ancora non sa volare bene, pur essendo seguito e alimentato dai genitori.
Raccogliere uno di questi nidiacei significa strapparlo alle cure dei genitori,
sicuramente più valide del più esperto e attento veterinario. Allevandoli si
corre inoltre il rischio di "imprintarli" sull'uomo, facendone animali con una
identità specifica deviata in modo irreversibile e non più in grado di
affrontare una normale vita libera.
Se avete raccolto un nidiaceo in situazione
di reale pericolo (minacciati da gatti
o altri predatori, finiti in mezzo alla strada…) è importante offrirgli la
massima tranquillità, al fine di evitare lo shock e l'infarto da maneggiamento,
ponendolo in una scatola di cartone buia e collocata nel più breve tempo
possibile in uno spazio altrettanto buio e silenzioso, a temperature mite.
Assolutamente da evitare:
gabbie, sacchetti di plastica, troppi spostamenti, luoghi rumorosi, contatto con
la gente.
Nel
caso di uccelli adulti, feriti per scontri
fortuiti con auto, cavi aerei, scontri con altri animali, il suggerimento è
quello di contattarci direttamente, per un intervento quanto più possibile
rapido ed efficace.
Attenzione nel caso di
ritrovamento di rapaci, cigni, aironi, corvidi... Alcune specie infatti
reagiscono allo shock da cattura, difendendosi con beccate o unghiate pericolose
per il soccorritore. Gabbiani e soprattutto Sule e Cormorani hanno becchi dai
margini molto taglienti; meno taglienti ma non piacevoli sono i colpi di becco
di corvidi come Cornacchie, Gazze, Corvi e Ghiandaie. Gli Ardeidi, in virtù
della struttura del collo e del becco, sono abili infiocinatori e usano la
stessa tecnica per difendersi. Anche i piccoli falchi, come il Gheppio, sono
molto dinamici e aggressivi.
Per quanto riguarda gli uccelli, allevare e svezzare un
nidiaceo
non è cosa semplice e sostituirsi alla madre naturale implica, nonostante la
buona volontà, un grande impegno e notevoli conoscenze su come accudire e
nutrire correttamente un prematuro. E questo non solo per garantire al sua
sopravvivenza e crescita, ma anche per permettere una sua futura vita in
libertà.
Innanzi tutto normalmente un uccello
denutrito è anche disidratato, la prima cosa da fare è
quindi cercare di farlo bere: acqua o meglio ancora una soluzione isotonica (scogliere
in un litro d'acqua calda, un cucchiaio di zucchero e un cucchiaino di sale
fine); possiamo provvedere facendo scivolare direttamente 5/6 gocce dal nostro
dito al becco dell'animale oppure utilizzando una siringa a cui avremo
tolto l'ago, inserendola delicatamente e lateralmente nel becco (più somministrazioni al giorno). Se l'animale non è eccessivamente
spaventato e se vigile e assetato dovrebbe deglutire con rapidità, mentre avrà
difficoltà se abbattuto e poco reattivo. Solitamente quando sono sazi d’acqua
tendono a scuotere la testa per liberarsi dall’acqua. Sempre da evitare
il latte, indigesto.
Per quanto riguarda l'alimentazione
sempre da evitare latte, pane o larve di mosca
(cagnotti) per l'elevata carica batterica che possiedono.
I
nidiacei difficilmente aprono il becco da soli e per questo vanno alimentati
con forza: si deve tirare delicatamente la pelle sotto il becco e sopra il becco. Una
volta aperto inserire la camola o la carne. Per introdurre il cibo si può
anche usare una pinzetta con le punte arrotondate od una siringa, senza ago
naturalmente!
Per l'alimentazione dei
passeriformi insettivori e carnivori (allodole, pettirossi,
merli...) si dovrebbe provvedere con pastone per
insettivori composto da omogeneizzato di carne e acqua calda quanto basta
per renderlo fluido. Vanno bene anche, per i più grossi, pezzettini di
carne cruda (muscolo, cuore o macinato magro), camole del miele e della farina (si
possono cercare nei negozi di caccia e pesca). Le
camole della farina hanno però un rapporto calcio-fosforo sfavorevole
per il calcio; sarebbe quindi sempre necessaria un'integrazione con del
carbonato di calcio in polvere (basta spolverizzarlo sulla camola prima
di darla all'animale) o dell'osso di seppia sbriciolato. Utile anche
aggiungere integrazione vitaminica.
Gli insettivori gradiscono anche i grilli, che si possono trovare in
alcuni negozi per animali.
Per l'alimentazione dei
passeriformi granivori
(passeri, fringuelli, cardellini...) si dovrebbe provvedere con
pastone per granivori così composto: 2 cucchiai di
farina gialla, 1 cucchiaio di pastone all'uovo per canarini, 1 cucchiaino di
farina bianca, 2 cucchiaini di omogeneizzato di carne/verdura e acqua
calda quanto basta per renderlo fluido;
Per l'alimentazione
di rondini, rondoni (v.anche sotto) e
balestrucci escludere
categoricamente vespe calabroni, mosche carnaie e bigattini: il nutrimento ideale è costituito da camole del miele e
della farina (si possono cercare nei negozi di caccia e pesca). Queste larve sono molto energetiche e riescono a fornire la
quantità di proteine di cui ha bisogno la rondine per sopravvivere. Per il
rondone dare 3-4 larve ogni 5-6 ore, mentre per il Balestruccio e la
rondine, ne basta 1 (del miele è meglio) ogni 3 ore, ma è da spezzare. Nel
caso non si riuscisse a reperire le camole, è possibile utilizzare anche
piccole dosi di omogeneizzato di
carne (manzo) oppure carne cruda
macinata (bistecca o carne trita) in piccoli
pezzetti e bagnata nell'acqua prima di imbeccarli, o dell'uovo sodo (solo il
rosso) con una punta di zucchero e di sale, sempre mischiato a un po'
d'acqua.
Tutti gli
uccelli hanno un metabolismo velocissimo e sono
fatti per mangiare piccole quantità di cibo in
tempi ravvicinati. Se l'ingozzate rischiate che
rigurgiti tutto quello che gli avete dato.
Un discorso a parte meritano i
rondoni, una specie che una volta involata, non si
posa mai a terra. I piccoli di rondone caduti dal nido quindi non possono essere
alimentati dai genitori e devono essere raccolti.
Il Rondone è una specie migratrice,
nidificante comunemente nelle città. Il colore è marrone nerastro, è lungo 16
cm, le ali sono a forma di falce ed a punta. I nidi vengono allestiti in buchi
di muri o di altre costruzioni umane. Le uova, 2 o 3 di colore bianco, vengono
in genere depositate in tarda primavera; il periodo di covata varia dai 18 ai 25
giorni. E' possibile trovare i nidiacei di Rondone per terra, soprattutto in
primavere piovose e fredde, che impediscono ai genitori di trovare il cibo. A
causa delle abitudini dei genitori, che non si posano mai a terra, perché non
riuscirebbero più a spiccare il volo, i piccoli di Rondone caduti non possono né
essere rimessi nel nido né vicino ad esso, al contrario di tutte le altre
specie.
Sistemazione del
piccolo di Rondone: si può usare una scatola per scarpe di dimensioni sufficienti affinché i piccoli non si
rovinino le lunghe ali, rivestendo il
fondo NON con carta, ma con stracci (privi di
pericolosi filamenti) o meglio truciolato di legno, da tenere sempre molto molto pulito: le penne che
si sporcano vengono danneggiate dagli urati compromettendone la
funzionalità in volo. Per questo motivo non è mai possibile
liberare un rondone con il piumaggio brutto o sporco! Tenere la scatola
con il rondone in ambiente caldo (25°-30°C).
Alimentazione:
il Rondone è insettivoro, e si nutre di "plancton" aereo, cioè insetti raccolti
volando con il becco spalancato. Se alla vista del cibo i Rondoni aprono
spontaneamente il becco, è sufficiente introdurre il cibo il più vicino
possibile alla gola; se questo non dovesse accadere occorre forzare
delicatamente l'apertura del becco, magari con l'aiuto di una seconda persona
che introduce il cibo in gola. Alimenti da fornire per ogni pasto (minimo 6
pasti al giorno, meglio ancora 8, distanziati di 3 ore): 6-7 insetti oppure tarme della farina (camole) o del miele, reperibili in
negozi per animali o di pesca. Sarà anche necessario somministrare qualche
goccia d'acqua al giorno con un contagocce.
Liberazione: i
piccoli Rondoni dovranno essere messi in
libertà solo quando il piumaggio sarà completo e le ali chiuse supereranno la
coda di un paio di centimetri. Esercitarli a battere le ali per formare i
muscoli pettorali e abituarli al volo: basta prenderli dalle zampe (tra 2 dita
con il dorso dalla mano verso l'alto) e abbassare la mano verso il suolo. Al
momento della liberazione lanciarlo in alto da una posizione panoramica o in un prato abbastanza ampio, in una mattina
soleggiata e priva di vento, preferibilmente dove volano altri rondoni. Potrebbe
essere necessario eseguire più
tentativi, ed a volte occorrono alcuni giorni di "allenamento".
Ricordiamo ancora che non è mai possibile liberare un rondone con il
piumaggio brutto o sporco!
Relativamente
ai mammiferi può
capitare di rinvenire volpacchiotti che
spinti dalla fame si spingono fuori dalla tana, oppure, durante una passeggiata nel bosco, si possono incontrare cuccioli di
capriolo
e altri cervidi acquattati a terra.
ATTENZIONE: in quest'ultimo caso non si tratta di abbandono ma di normale
atteggiamento mimetico che i cuccioli adottano per ripararsi dai predatori
quando la madre si allontana per nutrirsi, e quindi l'ultima cosa di cui hanno
bisogno è del vostro "aiuto".
Il ritrovamento di mammiferi è
meno frequente rispetto a quello degli uccelli, ma è uno dei più probabili è
sicuramente quello del riccio (Erinaceus Europaeus), sia per la sua
abbondanza che per la frequentazione di ambienti urbani e giardini. I ricci in
inverno cadono in letargo, concedendosi occasionalmente qualche risveglio nelle
giornate più tiepide. Se si rinviene un riccio in queste situazioni conviene
lasciarlo dov'è senza alterare il suo "giaciglio-nascondiglio".
Se si tratta invece di un piccolo, di un
esemplare ferito o in difficoltà... per sapere come fare per aiutare questi
simpatici mammiferi (per altro utilissimi per i nostri giardini), vi invitiamo a
scaricare l'interessante documentazione
Soccorso Ricci (.pdf 318k),
realizzata dalla ProRiccio di Mettmenstetten, e distribuita dalla
Società Protezione Animali Bellinzona, che ci ha cortesemente
concesso l'autorizzazione a pubblicare questo documento particolarmente ricco di
informazioni molto dettagliate.
Questi piccoli straordinari mammiferi
sono a rischio di estinzione a causa sia dell’inquinamento, sia della
progressiva distruzione degli ambienti naturali, sia dell’intolleranza
dell’uomo, e può capitare in tarda primavra o estate di imbattersi in
uno di questi piccoli amici con le ali.
In caso di ritrovamento di pipistrelli
vi diamo alcuni suggerimenti (per gentile concessione:
Moretti M. 2008. Pipistrelli
negli edifici. Guida pratica per proprietari e inquilini. Bellinzona,
Ufficio della natura e del paesaggio).
Bisogna innanzi tutto saper
riconoscere se si tratta di un pipistrello-baby o di un adulto. I
piccoli di regola nascono tra giugno e luglio. Il pipistrello-baby è
molto piccolo (lunghezza del corpo 2-3 cm) ed è ricoperto unicamente da
una fine peluria, mentre il corpo dell'adulto è ricoperto di pelo
(lunghezza del corpo 4-5 cm. Apertura alare ca. 20 cm.)
1. Ritrovamento di un pipistrello in
primavera estate (da aprile in avanti)
a) Hai trovato un pipistrello-baby e
sai dove si trova il rifugio?
Se sai dove si trova il rifugio puoi
tentare di mettere il piccolo il più vicino possibile all'imbocco, con
la speranza che vi si infili dentro. Se non funziona continua col punto
b).
b) Hai trovato un pipistrello-baby,
ma non sai dove si trova il rifugio?
Se
l'imbocco del rifugio è inaccessibile o se non sai dov'è localizzato,
bisogna procedere nel modo seguente. Poco prima del tramonto prendi una
ciotola dalle pareti lisce, un bicchiere un po' alto e una calza.
Rivesti il bicchiere con la calza e appoggialo con l'apertura verso il
basso nella ciotola. Attenzione: il bicchiere deve sporgere dal bordo
della ciotola! Metti la ciotola là dove è stato trovato il piccolo in un
luogo ben esposto, rialzato e al sicuro dai gatti (parapetto del
balcone, davanzale della finestra, tavolo, ecc). Posa il pipistrellino
in cima al bicchiere e lascialo lì tutta la notte. Normalmente il piccolo comincia subito a chiamare la madre emettendo
ultrasuoni. Questa lo riconoscerà dal richiamo e verrà a cercarlo. Dopo
avergli volteggiato attorno atterrerà sul bicchiere e il piccolo si
aggrapperà al suo ventre. Assieme raggiungeranno il rifugio.
c) Hai trovato un pipistrello adulto?
In questo
caso si tratta probabilmente di un giovane adulto (sub-adulto) che,
imparando a volare, è caduto o è planato malamente, senza più riuscire a
ripartire. Potrebbe però anche trattarsi di un adulto che è
semplicemente atterrato su un pavimento troppo liscio (p.es. sulle
mattonelle del terrazzo) per riuscire a riprendere il volo. Dopo aver indossato dei guanti di pelle o aver preso un asciugamano,
verifica che non sia ferito, soprattutto se è stato il gatto ad averlo
portato in casa. Apri delicatamente le ali e osserva bene che la membrana non abbia
buchi più larghi di due millimetri o lacerazioni. Se l'animale è in salute e ti sembra vispo puoi fare il seguente
tentativo: mettilo in una scatola di cartone con uno straccetto o della
carta da cucina e dell'acqua (usa il coperchietto di un vasetto di
vetro). Il coperchio della scatola deve essere bucherellato.
All'imbrunire prendi il pipistrello (sempre con i guanti o con
l'asciugamano) e posalo ad almeno un metro e mezzo dal suolo sul tronco
di un albero senza rami o su un muro (attenzione ai gatti). Se è in
salute spiccherà il volo. Se la mattina seguente non è partito,
significa che ha bisogno di cure.
2. Ritrovamento di un pipistrello in
inverno (tra novembre e marzo)
Può capitare che durante gli inverni
con clima irregolare o all'inizio della primavera i pipistrelli si
sveglino anzi tempo dal letargo e comincino a volare, anche di giorno, a
caccia dei primi insetti. Un improvviso calo della temperatura può
impedire ai pipistrelli di trovare subito un rifugio idoneo. E' così che
a volte essi entrano nei locali caldi di un'abitazione. Questi animali
vengono spesso trovati solo dopo qualche giorno, disidratati e allo
stremo delle forze (le riserve di grasso sono esaurite). Dopo aver
indossato un paio di guanti di pelle, cerca di dar loro da bere qualche
goccia d'acqua con un contagocce pulito o una cannuccia. Mettili in una
scatola con uno straccio o con della carta da cucina e dell'acqua (usa
il coperchietto di un vasetto di vetro). Chiudi con un coperchio
bucherellato. Posa ora la scatola in un locale fresco con temperatura
costante (tra 1 e 10 gradi; p.es. in cantina). Il caldo terrebbe sveglio
il pipistrello costringendolo a consumare ancora più energie. Al fresco
cadrà invece in torpore o in letargo.
Se hai trovato un pipistrello nella catasta di legna, prendi l'animale
con un guanto di pelle o un asciugamano e deponilo subito in un pezzo
della catasta che non verrà utilizzato durante l'inverno.
3. Un pipistrello è entrato in casa
tua
Non avere timore! Si tratta
probabilmente di un giovane pipistrello alle prime esperienze di volo.
E' sicuramente un animale spaventato, ma assolutamente innocuo. Gira da
un lato all'altro del locale sondando col 'sonar' la presenza di
aperture per uscire. Puoi aiutarlo aprendo bene la finestra e le tende.
La luce accesa dovrebbe indurlo a lasciare il locale. Dopo al massimo
10-15 minuti dovrebbe aver trovato da solo la via d'uscita. Non usare
altri mezzi (magari la scopa!), può solo peggiorare le cose agitandolo e
innervosendolo troppo. Quando sarà uscito, tira bene le tende davanti
alla finestra aperta. Queste verranno percepite come una barriera al
pari del vetro delle finestre.
Se si appendesse per riposare puoi raccoglierlo delicatamente
prendendolo sempre con uno straccio o un guanto e metterlo fuori,
posandolo sul davanzale.
Altre preziosissime informazioni sono
reperibili sul manuale
Primo soccorso chirotteri (formato pdf, link esterno per gentile
concessione del GIRC - Gruppo italiano Ricerca Chirotteri).
...vi consigliamo il libro
"Nati
Liberi" Manuale Pratico di pronto soccorso per animali selvatici,
di Lambertini e Palestra, Franco Muzio Editore, da cui sono stati tratti buona
parte dei brani
di questa pagina.
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