Operazione Jonathan
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OPERAZIONE JONATHAN:
- IL GRIDO DI CHI NON PUO' PARLARE -
"Vita da uccelli da richiamo"

Documento veicolato da Bruno Cajano,

Coordinatore Guardie WWF
Nucleo Provinciale di Napoli

Quella che sto per raccontarti è una storia vera, una storia assurda, così terribile che pare impossibile: sto per raccontarti la vita di un "UCCELLO DA RICHIAMO", ovvero la storia di un uccello migratore che dallo stato selvatico passa ad una misera vita, rinchiuso fino alla fine dei suoi giorni in una minuscola gabbia, grande al massimo 30 centimetri.

Ti racconterò, in 10 paragrafi, cosa avviene, ogni anno, a migliaia di uccelli liberi, selvatici.

Poi lascerò che, a raccontarti tutto, sia proprio un uccello da richiamo, sentirai dalla sua viva voce il racconto terribile della sua vita.

Ogni anno migliaia di merli, cesene, allodole, tordi bottacci, tordi sasselli, mentre stanno migrando verso i paesi caldi:

  1. Vengono catturati nelle reti, a cura di persone pagate dalle Province, dopo essere stati attirati da altri uccelli, che, chiusi nelle loro gabbiette, poste in prossimità delle reti di cattura, hanno il compito di cantare per intrappolare i loro simili;

  2. Vengono tolti dalle reti e, in preda al panico, vengono messi in minuscoli contenitori per essere trasportati ai centri di distribuzione, dove i cacciatori stanno aspettando;

  3. Nei centri di distribuzione vengono regalati ai cacciatori, che li useranno per effettuare la caccia da appostamento;

  4. Sempre più terrorizzati, gli uccelli catturati vengono messi in sacchettini o in gabbiette e vengono portati a casa del cacciatore, che è diventato il nuovo padrone. Durante tutti questi viaggi, gli uccelli sbattono in continuazione contro le pareti delle gabbie, sono in preda al panico, sono disperati, sono in trappola, li hanno presi nella rete, li hanno presi in mano più volte, li hanno sbattuti da una parte all'altra. Le allodole sono gli uccelli più stressabili e sbattono in continuazione la testa contro il soffitto della gabbia;

  5. A casa del cacciatore vengono messi, fino alla fine dei loro giorni, in gabbie grandi al massimo 30 centimetri, disposti su scaffali, all'interno di scantinati o sottoterra, in box, nelle cantine. Spesso questi locali sono semibui, sporchi, umidi e malsani. Lo sterco degli uccelli, ognuno nella sua gabbietta, rimane depositato a blocchi sugli scaffali, e viene rimosso molto raramente; moltissimi degli uccelli appena arrivati muoiono perché non sopportano di aver detto addio alla libertà, molti rifiutano di mangiare, altri non riescono a digerire quel nuovo mangime, così diverso dal cibo naturale, altri continuano a sbattere e si feriscono fino alla morte, altri si lasciano andare fino a morire. Ma alcuni sopravvivono, senza sapere quale terribile storia li aspetta, accettano questa nuova vita e verranno nutriti finché canteranno bene, poi non serviranno più a nessuno e anche la natura li rifiuterà perché non li riconoscerà più...;

  6. Apre la stagione della caccia (da settembre a gennaio): tutti i giorni, con qualunque tempo atmosferico, il cacciatore si reca al suo capanno di caccia, trasportando i "suoi" uccelli da richiamo, contenuti ognuno nella propria gabbietta. Qui verranno appesi agli alberi e, contro natura, canteranno per attirare e far cadere in trappola altri sventurati uccelli, che verranno uccisi dal cacciatore nascosto nel capanno;

  7. Finisce la caccia e gli uccelli, sempre rinchiusi nelle loro minuscole gabbiette, vengono disposti sugli scaffali, in freddi ed umidi locali, con pochissima aria, con pochissima luce, con scarsa igiene. In queste condizioni passeranno lunghi mesi finché, senza più accorgersi che è arrivata primavera, si troveranno in estate;

  8. Siamo nel mese di giugno: i cacciatori prendono i loro uccelli, gli strappano un po' di penne, li mettono in locali completamente bui e, in questa terribile condizione, li lasciano, soli a sé stessi, per due lunghi, interminabili mesi. È questa la "MUTA ARTIFICIALE": tutti i cacciatori sono obbligati a seviziare così i "loro" uccelli per fargli subire la muta delle penne, cosa che in natura avviene spontaneamente all'approssimarsi della primavera; è in questa meravigliosa stagione che gli uccelli, ricoperti dal nuovo piumaggio, cominciano a cantare perché siamo nella stagione degli amori. Ma la caccia è aperta in autunno e quindi ai cacciatori serve che gli uccelli cantino, come se fosse primavera, in autunno e così strappano loro delle penne e li tengono al buio completo per indurli a credere che sia inverno (in realtà siamo in piena estate: giugno e luglio) e che, invece, l'autunno reale sia per loro primavera (hanno cambiato le piume ed hanno rivisto finalmente la luce: credono che dall'inverno si sia passati alla primavera. In realtà dall'estate si è passati all'autunno). È puro maltrattamento: oltre alle sevizie gli uccelli subiscono uno scompenso del metabolismo, non sanno più distinguere il giorno dalla notte, l'inverno dall'estate, ecc.... Il sistema ormonale è sconvolto;

  9. Così trascorre la loro misera vita, quei pochi uccelli che riescono a sopravvivere subiscono tutte le estati la muta artificiale. Man mano che il tempo passa i loro muscoli si atrofizzano, non sono più capaci di volare, non sanno più cosa significa trovare un compagno e accoppiarsi. La coda si è rotta e non esiste più a furia di sbattere contro le pareti della gabbia. Le zampe, a furia di stare nello sporco e a furia di stare fermi in uno spazio così ridotto, si riempiono di croste, di piaghe, molti uccelli perdono gli arti. Le penne spariscono in molte parti del corpo, lasciandoli nudi a sopportare le intemperie (se piove, se c'è vento, in qualunque condizione gli uccelli da richiamo, appesi ai loro alberi, devono cantare). Non riavranno mai più la libertà: mai più cieli azzurri infiniti, mai più l'accoppiamento con i propri simili, mai più la dolcezza di allevare i propri piccoli, mai più i giochi, le corse, i lunghi viaggi, l'allegria della primavera... Finché un giorno non ce la fanno più a cantare, non servono più a niente e il cacciatore li abbandona. Essi non sanno più volare, non sanno più procurarsi il cibo da soli, non sanno più migrare e scappare dai predatori: NON SONO PIU' UCCELLI;

  10. ESISTONO DUE LEGGI IN NETTO CONTRASTO con questa pratica:

    LEGGE NAZIONALE n° 157/92 sulla caccia;

    CODICE PENALE, art. 727 (così come giustamente modificato dalla legge n. 473/93) sul MALTRATTAMENTO ANIMALI.

    La legge sulla caccia vieta ai cacciatori di usare un registratore per richiamare gli uccelli da uccidere e prevede che tutte le province catturino, ogni anno, migliaia di uccelli migratori, spendendo milioni di soldi pubblici, e poi li REGALANO ai cacciatori, i quali, per poter avere degli uccelli che cantino in autunno, devono obbligatoriamente provocare agli uccelli la MUTA ARTIFICIALE, altrimenti è impossibile cacciare !!!

    Il Codice Penale vieta di strappare parti del corpo agli animali, vieta di DETENERE ANIMALI IN CONDIZIONI INCOMPATIBILI ALLA LORO NATURA, vieta di farli soffrire. Un uccello che dallo stato libero viene rinchiuso per tutta la vita in gabbia e viene tenuto, ogni anno, al buio per due mesi, vive sicuramente in condizioni incompatibili alla propria natura. Un uccello che non sa più volare non è più un uccello.

    Bisogna VIETARE L'USO DEGLI UCCELLI VIVI.

    In Piemonte, già da molti anni, hanno vietato l'uso di uccelli da richiamo vivi. Perché non lo fanno tutti?!!! Perché non modificano le legge 157/92? Perché si fa finta che non esista l'articolo del codice penale?

    Sono state fatte numerose segnalazioni di reato per maltrattamento sugli uccelli da richiamo e diverse Procure, in diverse parti d'Italia, hanno riconosciuto il maltrattamento. Addirittura alcune Procure hanno riconosciuto il maltrattamento solo per il fatto di detenere uccelli in gabbie piccole, senza tener conto che gli uccelli in questione erano ancora abbastanza integri, non avevano ancora perso le penne o le piume, non avevano ancora croste sulle zampe. Avevano soltanto perduto la coda, parte del corpo che gli uccelli perdono praticamente subito, sbattendo contro le sbarre.

 

Ma ora ascoltate la loro storia raccontata proprio da uno di loro: un piccolo meraviglioso uccello stava volando attraverso i cieli, libero e selvatico, felice di migrare verso i paesi caldi ...

ERO UNA CREATURA LIBERA.
SONO DIVENTATO UN UCCELLO DA RICHIAMO.
SONO UN UCCELLO DA MUTA.
NON SONO PIÙ UN UCCELLO.
ECCO LA MIA STORIA.

"Sono un uccello migratore e questo era il mio mondo prima che mi accadesse ciò che sto per raccontare ..."

Il bosco, il cielo, la ricerca del partner, i lunghi voli, l'accoppiamento, l'allevamento dei piccoli, la libertà

"Oggi il mio mondo è tutto qui, dentro questa gabbia lunga appena 29 centimetri."

"Tutto ebbe inizio un mattino di novembre... ero già in volo da diverso tempo, stavo migrando, ero stanco ed affamato... quando d'un tratto un canto melodioso attirò la mia attenzione: era così invitante e c'era così tanto cibo in quel luogo..."

Le reti di cattura attirano gli uccelli in quanto sono immerse tra alberi ricchi di pastura, con tanto cibo succulento; inoltre presso le reti vengono disposte le gabbiette con all'interno altri uccelli che con il loro canto attirano i loro simili.

"Così ebbe inizio la mia nuova vita...... così ebbe fine la mia vita di uccello libero: presto sarei diventato UCCELLO DA RICHIAMO. Cominciò così il più lungo viaggio che avessi mai fatto....... qualcuno mi liberò dalla rete e lo credetti un benefattore... ma mi sbagliavo: subito mi trovai al buio... che sta succedendo?... cosa mi mettono sulla zampa?..."

Ad ogni uccello catturato viene messo un anellino di riconoscimento con targa della Provincia e numero.

"In questa cassettina viaggerò per molti chilometri, sono terrorizzato, continuo a saltare, non riesco a fermarmi ed ogni volta sbatto contro questo strano cielo... dove mi portano?... perché mi tengono qui?... Io ho fretta, devo partire per i paesi caldi, l'inverno è vicino, lasciatemi andare, non posso perdere tempo...

"Dove mi trovo?... Chi sono tutte queste persone?... Perché gridano così ?... Qualcuno mi sta prendendo in mano... oh! grazie, mi lasci libero... ma che succede ancora?"

L'uccello è arrivato al centro di distribuzione, dove i cacciatori litigano per appropriarsene. Il padrone prescelto mette l'uccello nel nuovo contenitore per portarselo a casa.

"Lasciatemi, voglio uscire !!! Devo uscire, devo uscire... salto, salto, salto, ma non faccio che procurarmi ferite, sono esausto e ho male dappertutto. Sono nella mia nuova casa ed insieme a me ci sono altri miei simili e tutti sono dentro una gabbia come la mia. Come sono brutti: senza coda, senza penne in molte parti del corpo, senza dita... ma cosa gli è successo?..."

Passa la notte...

"Questa notte ho sognato il bosco... mi ha svegliato uno di quegli uomini, che ieri urlavano tanto... e adesso dove mi porta?... Forse mi libera?... Ancora in macchina... è da ieri che non mangio, il mangime dell'uomo non lo conosco ed ho paura."

"Il bosco... ecco il mio bosco... allora ha capito che io devo partire... ho fretta... allora adesso mi libera !!! Ma cosa fa... che succede?... ORA TUTTO ERA CHIARO... NON SAREI MAI PIU' STATO LIBERO... questa è la mia nuova vita: adesso dovevo cantare ed attirare altri uccelli che, come me, si sarebbero fatti incantare, poi il mio padrone, nascosto dentro il capanno, sparava e poi io dovevo cantare ancora e lui sparava di nuovo... così, per molte ore."

"Poi un viaggio in macchina mi riportava nella mia nuova casa ed il giorno dopo ancora e poi ancora, ancora..."

"Ero diventato un uccello da richiamo. Mi rassegnai all'idea di guardare il bosco tra le sbarre; mi abituai ad alimentarmi con il mangime, che il mio padrone mi dava; mi abituai agli spari, riuscivo a non spaventarmi più, dimenticai la libertà..."

"Credetti che il peggio fosse passato... ma ancora non sapevo cosa stava per accadere..."

"Da parecchio tempo il mio padrone non mi portava più con sé, non sentivo più gli spari e la mia esistenza era così grigia, così noiosa... ma ero vivo, sentivo ancora il cambio delle stagioni, certo non ero più bello come una volta, ma avvertivo ancora il senso della fame e amavo cantare..."

La caccia è finita da pochi mesi, siamo nel mese di giugno...

"Oggi mi sento una tale vitalità addosso, c'è così tanta luce, oggi sento più che mai la nostalgia del bosco. Ho voglia di volare!!!

"È arrivato il mio padrone, mi darà il mangime... ma cosa fa? Sta prendendo gli altri uccelli, che sono nella gabbia... no! non portarli via, mi fanno compagnia... ma cosa fa?"

"Gli sta strappando delle penne e poi li rimette in gabbia. È arrivato il mio turno... perché mi strappa le penne?... Poi tutti, nelle nostre gabbiette, veniamo messi in uno sgabuzzino... è buio, è terribilmente buio qui, dov'è tutta quella luce che c'era prima? Il padrone è andato via... cosa sta succedendo? È buio, ho paura, forse è arrivata l'ora di morire... il tempo non passa più!"

Passeranno due mesi in questa condizione: stanno subendo la MUTA ARTIFICIALE.

"Siamo in autunno e io sono ancora qui a svolgere il mio lavoro di uccello da richiamo. Ricordo un lontano novembre, un novembre di tanto tempo fa... stavo migrando e caddi nella rete... i ricordi sono confusi, ormai è tanto tempo che vivo in questa gabbia, mangio tutti i giorni, ma la mia dieta è così monotona; sono vivo, ma ho dimenticato come si fa a volare, sento i muscoli atrofizzati, non li uso da così tanto tempo..."

"Non riesco più a distinguere la primavera, canto quando fa freddo e le giornate si accorciano... come ho potuto dimenticare la primavera?.... Amavo così tanto quella stagione, era così magica..."

"Sono vecchio e mi sento stanco. Il mio piumaggio non è più quello di una volta, ho visto il mio corpo rovinarsi ed abbruttirsi man mano che passava il tempo. Ho alcune parti del corpo completamente nude e non sono più riparato dalle intemperie. Oggi, poi, fa più freddo del solito, questa pioggia battente mi cade addosso inesorabile, il mio padrone è chiuso dentro il suo capanno... oggi non ha ancora sparato."

"Cosa mi succede oggi? Mi sento così triste... mi tornano in mente tante cose, di come era varia la mia vita prima di quel novembre di tanto tempo fa..."

"Come era divertente volare da un albero all'altro, come era dolce posarsi sui rami, che emozione cercare un compagno, che tenerezza nutrire i piccoli, che soddisfazione trovare il cibo"

"E che incanto il cambio delle stagioni... lo sentivo nel corpo, nella mente e mi sentivo così vivo, COSI' MERAVIGLIOSAMENTE VIVO."

"Da tanto tempo non provo più queste sensazioni, da troppo, troppo tempo le avevo dimenticate... ma oggi mi sento così triste, così strano... mi tornano in mente tutti gli uccelli che come me sono finiti in gabbia, quanta compagnia mi hanno fatto, quanti sono morti... ieri ne sono arrivati due nuovi..."

"Ricordo un tordo sassello: arrivò nella nostra casa un pomeriggio, era così agitato, non voleva mangiare, era disperato... è morto dopo solo due giorni. E quella cesena... , quella povera cesena, dopo un po' di tempo di questa vita si riempì le zampe di croste, le dita si atrofizzarono, perse l'uso di un arto... , ma tanto a cosa ci servono le zampe, abbiamo così poco spazio per muoverci... e quel merlo che perse l'uso di un occhio... Quanti uccelli erano arrivati nella nostra casa, così belli, così alteri... poi, giorno dopo giorno, il loro aspetto mutò sempre di più: la coda si rovinò o scomparve, le zampe si riempirono di croste e di piaghe, la vista si rovinò, alcuni divennero ciechi, altri si provocavano continue ferite al capo, ai lati del becco... io glielo dicevo di non continuare a saltare... è inutile, ma loro saltavano, saltavano e si ferivano..."

"Poi arrivò quella piccola, dolcissima allodola...... oh! che pena mi fece! Arrivò in preda al panico, aveva saltellato come una pazza contro il soffitto della gabbia, per tutto il viaggio aveva continuato a saltare, era come impazzita... quando il mio padrone la rinchiuse nella sua gabbia definitiva, la guardai ed il cuore mi si riempì di odio per ciò che le aveva fatto: il suo capo era pieno di ferite sanguinanti ed era così spaventata... Calmati, le dicevo... , è sopravvissuta ed è invecchiata insieme a me, anche lei non sa più volare."

"Ricordo anche quel tordo bottaccio: arrivò in preda allo sconforto, non si rassegnò mai di essere finito in gabbia... non voleva mangiare, i giorni passavano e lui non mangiava. Morì dopo pochi giorni."

"Ieri è morto uno di noi, era vecchio e malato, non so se invidiarlo... forse è meglio morire che vivere così."

"Mi guardo: sono così brutto, non ho più la coda, mi mancano le dita della zampa destra, ho la testa quasi nuda... la pioggia continua a cadere... perché odio tanto questa vita? Eppure ho il cibo assicurato tutti i giorni, senza fare fatica, non so più cosa sia la fame, non devo più temere i predatori, non devo più volare per tante ore... ho una vita tranquilla, senza problemi..., perché allora la odio tanto? Perché preferisco la vita di prima?"

"Io ormai non spero più. Anche se mi liberaste non saprei che farmene della LIBERTA': un tempo era ciò che amavo di più, era la linfa che mi rendeva vivo! Ma ora NON SO PIU' CERCARE IL CIBO, NON SO PIU' VOLARE, NON SO PIU' QUANDO E' PRIMAVERA... la Natura non mi vuole, non mi riconosce più!!!"

"Io non sono più un uccello. Ma chi sono io? Non pensate a me, ormai aspetto la fine con rassegnazione, ma pensate agli altri, a quelli che ancora sono LIBERI, che con l'inganno verranno catturati."

"Io GRIDO, GRIDO, ma nessuno mi sente. Io non parlo la vostra lingua..."

"Ma voi... voi che parlate la lingua degli uomini.... voi che potete far modificare le leggi, con la vostra voce...fatevi sentire"

"VIETATE L'USO DEI RICHIAMI VIVI"

"Non permettete più che accada tutto ciò. Non dimenticate la mia storia. Vi ho raccontato la mia storia perché sappiate che ciò che è accaduto a me è successo a migliaia di uccelli e succederà ancora. Ogni anno verranno catturati uccelli... e tutti avranno questo destino.

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