OPERAZIONE
JONATHAN:
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IL GRIDO DI CHI NON PUO' PARLARE -
"Vita
da uccelli da richiamo"
Documento
veicolato da Bruno Cajano,
Coordinatore
Guardie WWF
Nucleo Provinciale di Napoli
Quella che sto per raccontarti è una storia
vera, una storia assurda, così terribile che pare impossibile: sto per
raccontarti la vita di un "UCCELLO DA RICHIAMO", ovvero la
storia di un uccello migratore che dallo stato selvatico passa ad una misera
vita, rinchiuso fino alla fine dei suoi giorni in una minuscola gabbia, grande
al massimo 30 centimetri.
Ti racconterò, in 10 paragrafi, cosa avviene,
ogni anno, a migliaia di uccelli liberi, selvatici.
Poi lascerò che, a raccontarti tutto, sia
proprio un uccello da richiamo, sentirai dalla sua viva voce il racconto
terribile della sua vita.
Ogni anno
migliaia di merli, cesene, allodole, tordi bottacci, tordi sasselli, mentre
stanno migrando verso i paesi caldi:
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Vengono catturati nelle reti, a cura
di persone pagate dalle Province, dopo essere stati attirati da altri uccelli,
che, chiusi nelle loro gabbiette, poste in prossimità delle reti di cattura,
hanno il compito di cantare per intrappolare i loro simili;
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Vengono tolti dalle reti e, in preda
al panico, vengono messi in minuscoli contenitori per essere trasportati ai
centri di distribuzione, dove i cacciatori stanno aspettando;
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Nei centri di distribuzione vengono
regalati ai cacciatori, che li useranno per effettuare la caccia da
appostamento;
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Sempre più terrorizzati, gli uccelli
catturati vengono messi in sacchettini o in gabbiette e vengono portati a casa
del cacciatore, che è diventato il nuovo padrone. Durante tutti questi viaggi,
gli uccelli sbattono in continuazione contro le pareti delle gabbie, sono in
preda al panico, sono disperati, sono in trappola, li hanno presi nella rete, li
hanno presi in mano più volte, li hanno sbattuti da una parte all'altra. Le allodole sono gli uccelli più stressabili e
sbattono in continuazione la testa contro il soffitto della gabbia;
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A casa del cacciatore vengono messi,
fino alla fine dei loro giorni, in gabbie grandi al massimo 30 centimetri,
disposti su scaffali, all'interno di scantinati o sottoterra, in box, nelle
cantine. Spesso questi locali sono semibui, sporchi, umidi e malsani. Lo sterco
degli uccelli, ognuno nella sua gabbietta, rimane depositato a blocchi sugli
scaffali, e viene rimosso molto raramente; moltissimi degli uccelli appena
arrivati muoiono perché non sopportano di aver detto addio alla libertà, molti
rifiutano di mangiare, altri non riescono a digerire quel nuovo mangime, così diverso dal cibo naturale, altri continuano a sbattere e si feriscono fino alla
morte, altri si lasciano andare fino a morire. Ma alcuni sopravvivono, senza
sapere quale terribile storia li aspetta, accettano questa nuova vita e verranno
nutriti finché canteranno bene, poi non serviranno più a nessuno e anche la
natura li rifiuterà perché non li riconoscerà più...;
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Apre la stagione della caccia (da
settembre a gennaio): tutti i giorni, con qualunque tempo atmosferico, il
cacciatore si reca al suo capanno di caccia, trasportando i "suoi"
uccelli da richiamo, contenuti ognuno nella propria gabbietta. Qui verranno
appesi agli alberi e, contro natura, canteranno per attirare e far cadere in
trappola altri sventurati uccelli, che verranno uccisi dal cacciatore nascosto
nel capanno;
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Finisce la caccia e gli uccelli,
sempre rinchiusi nelle loro minuscole gabbiette, vengono disposti sugli
scaffali, in freddi ed umidi locali, con pochissima aria, con pochissima luce,
con scarsa igiene. In queste condizioni passeranno lunghi mesi finché, senza più accorgersi che è arrivata primavera, si troveranno in
estate;
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Siamo nel mese di giugno: i cacciatori
prendono i loro uccelli, gli strappano un po' di penne, li mettono in locali
completamente bui e, in questa terribile condizione, li lasciano, soli a sé stessi, per due lunghi, interminabili mesi. È questa la "MUTA
ARTIFICIALE": tutti i cacciatori sono obbligati a seviziare così i
"loro" uccelli per fargli subire la muta delle penne, cosa che in
natura avviene spontaneamente all'approssimarsi della primavera; è in questa
meravigliosa stagione che gli uccelli, ricoperti dal nuovo piumaggio, cominciano
a cantare perché siamo nella stagione degli amori. Ma la caccia è aperta in
autunno e quindi ai cacciatori serve che gli uccelli cantino, come se fosse
primavera, in autunno e così strappano loro delle penne e li tengono al buio
completo per indurli a credere che sia inverno (in realtà siamo in piena
estate: giugno e luglio) e che, invece, l'autunno reale sia per loro primavera
(hanno cambiato le piume ed hanno rivisto finalmente la luce: credono che
dall'inverno si sia passati alla primavera. In realtà dall'estate si è passati
all'autunno). È puro maltrattamento: oltre alle sevizie
gli uccelli subiscono uno scompenso del metabolismo, non sanno più distinguere
il giorno dalla notte, l'inverno dall'estate, ecc.... Il sistema ormonale è
sconvolto;
-
Così trascorre la loro misera vita,
quei pochi uccelli che riescono a sopravvivere subiscono tutte le estati la muta
artificiale. Man mano che il tempo passa i loro muscoli si atrofizzano, non sono
più capaci di volare, non sanno più cosa significa trovare un compagno e
accoppiarsi. La coda si è rotta e non esiste più a furia di sbattere contro le
pareti della gabbia. Le zampe, a furia di stare nello sporco e a
furia di stare fermi in uno spazio così ridotto, si riempiono di croste, di
piaghe, molti uccelli perdono gli arti. Le penne spariscono in molte parti del
corpo, lasciandoli nudi a sopportare le intemperie (se piove, se c'è vento, in
qualunque condizione gli uccelli da richiamo, appesi ai loro alberi, devono
cantare). Non riavranno mai più la libertà: mai più
cieli azzurri infiniti, mai più l'accoppiamento con i propri simili, mai più
la dolcezza di allevare i propri piccoli, mai più i giochi, le corse, i lunghi
viaggi, l'allegria della primavera... Finché un giorno non ce la fanno
più a cantare, non servono più a niente e il cacciatore li abbandona. Essi non
sanno più volare, non sanno più procurarsi il cibo da soli, non sanno più
migrare e scappare dai predatori: NON SONO PIU' UCCELLI;
ESISTONO DUE LEGGI IN NETTO
CONTRASTO con questa pratica:
LEGGE NAZIONALE n° 157/92 sulla caccia;
CODICE PENALE, art. 727
(così come
giustamente modificato dalla legge n. 473/93) sul MALTRATTAMENTO ANIMALI.
La legge sulla caccia vieta ai cacciatori di
usare un registratore per richiamare gli uccelli da uccidere e prevede che tutte
le province catturino, ogni anno, migliaia di uccelli migratori, spendendo
milioni di soldi pubblici, e poi li REGALANO ai cacciatori, i quali, per poter
avere degli uccelli che cantino in autunno, devono obbligatoriamente provocare
agli uccelli la MUTA ARTIFICIALE, altrimenti è impossibile cacciare !!!
Il Codice Penale vieta di strappare parti del
corpo agli animali, vieta di DETENERE ANIMALI IN CONDIZIONI INCOMPATIBILI ALLA
LORO NATURA, vieta di farli soffrire. Un uccello che dallo stato libero viene
rinchiuso per tutta la vita in gabbia e viene tenuto, ogni anno, al buio per due
mesi, vive sicuramente in condizioni incompatibili alla propria natura. Un
uccello che non sa più volare non è più un uccello.
Bisogna VIETARE
L'USO DEGLI UCCELLI VIVI.
In Piemonte, già da molti anni, hanno vietato
l'uso di uccelli da richiamo vivi. Perché non lo fanno tutti?!!! Perché non
modificano le legge 157/92? Perché si fa finta che non esista l'articolo del
codice penale?
Sono state fatte numerose segnalazioni di reato
per maltrattamento sugli uccelli da richiamo e diverse Procure, in diverse parti
d'Italia, hanno riconosciuto il maltrattamento. Addirittura alcune Procure hanno
riconosciuto il maltrattamento solo per il fatto di detenere uccelli in gabbie
piccole, senza tener conto che gli uccelli in questione erano ancora abbastanza
integri, non avevano ancora perso le penne o le piume, non avevano ancora croste
sulle zampe. Avevano soltanto perduto la coda, parte del corpo che gli uccelli
perdono praticamente subito, sbattendo contro le sbarre.
Ma ora ascoltate la
loro storia raccontata proprio da uno di loro: un piccolo meraviglioso uccello
stava volando attraverso i cieli, libero e selvatico, felice di migrare verso i
paesi caldi ...
ERO
UNA CREATURA LIBERA.
SONO
DIVENTATO UN UCCELLO DA RICHIAMO.
SONO
UN UCCELLO DA MUTA.
NON
SONO PIÙ UN UCCELLO.
ECCO
LA MIA STORIA.
"Sono
un uccello migratore e questo era il mio mondo prima che mi accadesse ciò che
sto per raccontare ..."
Il bosco, il cielo, la ricerca del
partner, i
lunghi voli, l'accoppiamento, l'allevamento dei piccoli, la libertà
"Oggi
il mio mondo è tutto qui, dentro questa gabbia lunga appena 29 centimetri."
"Tutto ebbe
inizio un mattino di novembre... ero già in volo da diverso tempo,
stavo migrando, ero stanco ed affamato... quando d'un tratto un canto
melodioso attirò la mia attenzione: era così invitante e c'era così tanto
cibo in quel luogo..."
Le reti di cattura attirano gli uccelli in
quanto sono immerse tra alberi ricchi di pastura, con tanto cibo succulento;
inoltre presso le reti vengono disposte le gabbiette con all'interno altri
uccelli che con il loro canto attirano i loro simili.
"Così
ebbe inizio la mia nuova vita...... così ebbe fine la mia vita di uccello
libero: presto sarei diventato
UCCELLO
DA RICHIAMO.
Cominciò così
il più lungo viaggio che avessi mai fatto....... qualcuno mi liberò dalla rete
e lo credetti un benefattore... ma mi sbagliavo: subito mi trovai al buio... che sta
succedendo?... cosa mi mettono sulla zampa?..."
Ad ogni uccello catturato viene messo un
anellino di riconoscimento con targa della Provincia e numero.
"In
questa cassettina viaggerò per molti chilometri, sono terrorizzato, continuo a
saltare, non riesco a fermarmi ed ogni volta sbatto contro questo strano
cielo... dove mi portano?... perché mi tengono qui?... Io ho fretta,
devo partire per i paesi caldi, l'inverno è vicino, lasciatemi andare, non
posso perdere tempo...
"Dove mi
trovo?... Chi sono tutte queste persone?... Perché gridano così ?...
Qualcuno mi sta prendendo in mano... oh! grazie, mi lasci libero... ma
che succede ancora?"
L'uccello è arrivato al centro di
distribuzione, dove i cacciatori litigano per appropriarsene. Il padrone
prescelto mette l'uccello nel nuovo contenitore per portarselo a casa.
"Lasciatemi, voglio uscire !!! Devo uscire, devo
uscire... salto, salto,
salto, ma non faccio che procurarmi ferite, sono esausto e ho male dappertutto.
Sono nella mia nuova casa ed insieme a me ci sono altri miei simili e tutti sono
dentro una gabbia come la mia. Come sono brutti: senza coda, senza penne in
molte parti del corpo, senza dita... ma cosa gli è successo?..."
Passa la notte...
"Questa notte ho sognato il
bosco... mi ha svegliato uno di quegli
uomini, che ieri urlavano tanto... e adesso dove mi porta?... Forse mi
libera?... Ancora in macchina... è da ieri che non mangio, il mangime
dell'uomo non lo conosco ed ho paura."
"Il
bosco... ecco il mio bosco... allora ha capito che io devo partire... ho
fretta... allora adesso mi libera !!! Ma cosa fa... che succede?... ORA TUTTO
ERA CHIARO... NON SAREI MAI PIU' STATO LIBERO... questa è la mia nuova
vita: adesso dovevo cantare ed attirare altri uccelli che, come me, si sarebbero
fatti incantare, poi il mio padrone, nascosto dentro il capanno, sparava e poi
io dovevo cantare ancora e lui sparava di nuovo... così, per molte ore."
"Poi un viaggio
in macchina mi riportava nella mia nuova casa ed il giorno dopo ancora e poi
ancora, ancora..."
"Ero diventato un uccello da richiamo. Mi rassegnai all'idea di guardare il bosco
tra le sbarre; mi abituai ad alimentarmi con il mangime, che il mio padrone mi
dava; mi abituai agli spari, riuscivo a non spaventarmi più, dimenticai la
libertà..."
"Credetti che il peggio
fosse passato... ma ancora non sapevo cosa stava
per accadere..."
"Da parecchio
tempo il mio padrone non mi portava più con sé, non sentivo più gli spari e
la mia esistenza era così grigia, così noiosa... ma ero vivo, sentivo
ancora il cambio delle stagioni, certo non ero più bello come una volta, ma
avvertivo ancora il senso della fame e amavo cantare..."
La caccia è finita da pochi mesi, siamo nel
mese di giugno...
"Oggi
mi sento una tale vitalità addosso, c'è così tanta luce, oggi sento più che
mai la nostalgia del bosco. Ho voglia di volare!!!
"È arrivato il
mio padrone, mi darà il mangime... ma cosa fa? Sta prendendo gli altri
uccelli, che sono nella gabbia... no! non portarli via, mi fanno compagnia... ma cosa
fa?"
"Gli sta
strappando delle penne e poi li rimette in gabbia. È arrivato il mio turno... perché mi strappa le
penne?... Poi tutti, nelle nostre
gabbiette, veniamo messi in uno sgabuzzino... è buio, è terribilmente
buio qui, dov'è tutta quella luce che c'era prima? Il padrone è andato via... cosa sta succedendo? È buio, ho paura, forse è arrivata l'ora di
morire... il tempo non passa più!"
Passeranno due mesi in questa condizione: stanno
subendo la MUTA ARTIFICIALE.
"Siamo
in autunno e io sono ancora qui a svolgere il mio lavoro di uccello da richiamo.
Ricordo un lontano novembre, un novembre di tanto tempo fa... stavo
migrando e caddi nella rete... i ricordi sono confusi, ormai è tanto tempo
che vivo in questa gabbia, mangio tutti i giorni, ma la mia dieta è così
monotona; sono vivo, ma ho dimenticato come si fa a volare, sento i muscoli
atrofizzati, non li uso da così tanto tempo..."
"Non
riesco più a distinguere la primavera, canto quando fa freddo e le giornate si
accorciano... come ho potuto dimenticare la primavera?.... Amavo così
tanto quella stagione, era così magica..."
"Sono
vecchio e mi sento stanco. Il mio piumaggio non è più quello di una volta, ho
visto il mio corpo rovinarsi ed abbruttirsi man mano che passava il tempo. Ho
alcune parti del corpo completamente nude e non sono più riparato dalle
intemperie. Oggi, poi, fa più freddo del solito, questa pioggia battente mi
cade addosso inesorabile, il mio padrone è chiuso dentro il suo capanno...
oggi non ha ancora sparato."
"Cosa
mi succede oggi? Mi sento così triste... mi tornano in mente tante cose, di
come era varia la mia vita prima di quel novembre di tanto tempo fa..."
"Come
era divertente volare da un albero all'altro, come
era dolce posarsi sui rami, che
emozione cercare un compagno, che
tenerezza nutrire i piccoli, che
soddisfazione trovare il cibo"
"E che incanto il
cambio delle stagioni... lo sentivo nel corpo, nella mente e mi
sentivo così vivo, COSI' MERAVIGLIOSAMENTE VIVO."
"Da tanto tempo
non provo più queste sensazioni, da troppo, troppo tempo le avevo
dimenticate... ma oggi mi sento così triste, così strano... mi
tornano in mente tutti gli uccelli che come me sono finiti in gabbia, quanta
compagnia mi hanno fatto, quanti sono morti... ieri ne sono arrivati due
nuovi..."
"Ricordo un tordo sassello:
arrivò nella nostra casa un pomeriggio, era così agitato, non voleva mangiare, era
disperato... è morto dopo solo due
giorni. E quella cesena... , quella povera cesena, dopo un po' di tempo di
questa vita si riempì le zampe di croste, le dita si atrofizzarono, perse l'uso
di un arto... , ma tanto a cosa ci servono le zampe, abbiamo così poco
spazio per muoverci... e quel merlo che perse l'uso di un occhio... Quanti
uccelli erano arrivati nella nostra casa, così belli, così alteri... poi,
giorno dopo giorno, il loro aspetto mutò sempre di più: la coda si rovinò o
scomparve, le zampe si riempirono di croste e di piaghe, la vista si rovinò,
alcuni divennero ciechi, altri si provocavano continue ferite al capo, ai lati
del becco... io glielo dicevo di non continuare a saltare... è inutile,
ma loro saltavano, saltavano e si ferivano..."
"Poi
arrivò quella piccola, dolcissima allodola...... oh! che pena mi fece! Arrivò
in preda al panico, aveva saltellato come una pazza contro il soffitto della
gabbia, per tutto il viaggio aveva continuato a saltare, era come impazzita... quando il mio padrone la rinchiuse nella sua gabbia
definitiva, la guardai ed il cuore mi si riempì di odio per ciò che le aveva
fatto: il suo capo era pieno di ferite sanguinanti ed era così spaventata...
Calmati, le dicevo... , è sopravvissuta ed è invecchiata insieme a me,
anche lei non sa più volare."
"Ricordo anche
quel tordo bottaccio: arrivò in preda allo sconforto, non si rassegnò mai di
essere finito in gabbia... non voleva mangiare, i giorni passavano e lui non
mangiava. Morì dopo pochi giorni."
"Ieri è morto
uno di noi, era vecchio e malato, non so se invidiarlo... forse è meglio
morire che vivere così."
"Mi
guardo: sono così brutto, non ho più la coda, mi mancano le dita della zampa
destra, ho la testa quasi nuda... la pioggia continua a cadere... perché
odio tanto questa vita? Eppure ho il cibo assicurato tutti i giorni, senza fare
fatica, non so più cosa sia la fame, non devo più temere i predatori, non devo
più volare per tante ore... ho una vita tranquilla, senza problemi...,
perché allora la odio tanto? Perché preferisco la vita di prima?"
"Io
ormai non spero più. Anche se mi liberaste non saprei che farmene della LIBERTA': un tempo era ciò che amavo di più, era la linfa che mi rendeva vivo!
Ma ora NON SO PIU' CERCARE IL CIBO, NON SO PIU' VOLARE, NON SO PIU' QUANDO E' PRIMAVERA... la Natura non mi vuole, non mi riconosce più!!!"
"Io non
sono più un uccello. Ma chi sono io? Non pensate a me, ormai aspetto la fine
con rassegnazione, ma pensate agli altri, a quelli che ancora sono LIBERI, che
con l'inganno verranno catturati."
"Io GRIDO, GRIDO,
ma nessuno mi sente. Io non parlo la vostra lingua..."
"Ma voi...
voi che parlate la lingua degli uomini.... voi che potete far modificare le
leggi, con la vostra voce...fatevi sentire"
"VIETATE
L'USO DEI RICHIAMI VIVI"
"Non
permettete più che accada tutto ciò. Non
dimenticate la mia storia.
Vi ho
raccontato la mia storia perché sappiate che ciò che è accaduto a me è successo a
migliaia di uccelli e succederà ancora. Ogni anno verranno catturati uccelli... e tutti avranno questo destino.